LA STORIA DI MONTECALVELLO

Il borgo di MONTECALVELLO, appartenente all'attuale territorio di Grotte Santo Stefano, sorge intorno al 1170 D.C. sulle rovine della città Etrusco-Romana di Ferento, nelle vicinanze di Viterbo.
Esso si impone all'attenzione per l'enorme castello che lo domina dalla punta di uno sperone tufaceo, a ridosso della valle del Tevere.
Il Castello di MONTECALVELLO è molto più antico dello stesso borgo, infatti risulta costruito dall'ultimo Re Longobardo Desiderio fra il 774 ed il 776.
Avrebbe preso nome da "MESSER" Alessandro Calvelli, signore Ghibellino del luogo, nella prima metà del 1200. Sarebbe quindi passato nelle mani delle varie famiglie a cominciare dai Monaldeschi.
Fra il secolo XV ed il secolo XVI, venne trasformato in palazzo, con l'aggiunta dell'intera ala sinistra, della loggia architravata e delle finestre del primo piano esemplate su quelle del palazzo della Cancelleria a Roma come conferma lo stemma all'angolo dell'edificio.
Vi furono inoltre posti vari simboli (delfini, rose, teste virili) e vi fu scolpita la scritta in latino: VERA RECTA FIDES (fedeltà vera ed autentica).
Nel 1664 il castello fu acquistato in virtù di un chirografo del papa URBANO III, dal marchese Savonese Marcello Raimondi, dal quale in decennio dopo passò alla famiglia DORIA PAMPHILI che lo tenne a lungo.
Nel periodo fra le due guerre mondali, lo troviamo di proprietà di Beatrice Mariani, ma nel 1970 il castello passa nelle mani del famoso pittore di arte contemporanea Conte Balthus Klossowski de Ròla, che ne curerà sia l'arredo che il restauro. Purtroppo il 18 Febbraio 2001 all'età di 92 anni il cuore del Conte Balthus cesserà di battere.
La popolazione di Montecalvello, la quale ha molti ricordi del Conte sia come artista che come persona, sentirà molto la sua mancanza.
Attualmente e' possibile visitare liberamente la corte del castello con i vari archi volte dell'epoca e le antiche prigioni il tutto contornato dalla splendida vista sulla vallata etrusca del SS. Salvatore e la piccola chiesa interna con i suoi affreschi.
Sempre a pochi passi dal castello (circa 100 mt) , percorrendo la provinciale Grottana, proprio all'inizio del paese, possiamo trovare la chiesina di SAN ROCCO risalente alla seconda metà del XV secolo.
La chiesa è formata da due corpi: quello posteriore quattrocentesco e quello anteriore seicentesco. Nel corpo quattrocentesco è possibile ammirare numerosi affreschi dell'epoca: la Madonna della Melograna, Santa Rosa da Viterbo, San Vincenzo, San Pietro Martire Domenicano, San Liberato, Santo Egidio, Santa Caterina d'Alessandria e Maria Maddalena.
San Rocco era il santo protettore contro la peste, male molto temuto all'epoca e largamente diffuso. I viandanti dell'epoca, trovavano spesso rifiugio in questa antica chiesetta o per riparo dalle intemperie o per scampare la pelle dato il noto diritto all'immunità concesso ai luoghi sacri: purtroppo gli stessi viandanti sovente incidevano le pareti affrescate per lasciare un ricordo del loro passaggio.
La maggior parte delle scritte si distinguono per l'ottima calligrafia e per il nome degli autori: pistoiesi, francesi, olandesi, tedeschi, tutti pellegrini o uomini d'arme e tutti dal '400 al '500.
Sul manto di Santa Caterina, forse la scrittura più bella ed interessante:
Nel anno MDXXVIII Martio Colonna, Pirro de Castello de Piero, Ottaviano Spirito de Viterbo furno a campo ad Monte Calvello ficcati per le grotti fino alla nocte. Et come fu nocte se derno in fuga. Lassarono circa 15 morti delli loro.
(a destra del testo la firma dei vincitori: lo stemma dei Monaldeschi).